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Una nuova sentenza punisce il phishing in quanto frode informatica, scrive lo studio di Andrea Mascetti

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L’avvocato Silvia Jennifer Foti, che lavora presso lo studio legale intitolato ad Andrea Mascetti, commenta la recentissima sentenza della Cassazione del 24 ottobre 2018 che sancisce la punizione del fenomeno web del phishing come frode di tipo informatico.

Andrea Mascetti

Lo studio di Andrea Mascetti riferisce sugli aggiornamenti in tema di truffe online

Il legale Silvia Jennifer Foti, che lavora presso lo studio fondato da Andrea Mascetti, ha scritto in merito alle novità introdotte dalla sentenza n. 48553 emessa dalla Corte di Cassazione in data 24 ottobre 2018. Quest’ultima infatti riconduce esplicitamente il fenomeno web del "phishing" all’interno delle truffe di tipo informatico, affermando che come tale debba essere punito. Nelle parole della Cassazione infatti "integra il reato di frode informatica ai sensi dell’art. 640 ter c.p. la condotta consistente nell’accesso abusivo a conti correnti online cui segua il prelievo di somme fatte confluire su carte prepagate appositamente attivate a tale scopo a nome e da persone in condizioni economiche disagiate, materialmente estranee all’accesso abusivo, in cambio di un compenso legato al solo fatto della apertura del rapporto sottostante il rilascio della carta prepagata". In aggiunta a ciò la Corte esplicita ulteriormente il perimetro di campo entro il quale la legge può e deve agire, sostenendo che quella particolare tipologia di raggiro riconducibile appunto al phishing e consistente in una truffa condotta sul web a danno di ignari e spesso inesperti internauti sia sanzionabile proprio in quanto frode informatica.

Il legale dello studio di Andrea Mascetti spiega come si attualizza il phishing

Sempre l’avvocato Foti dello studio legale intitolato ad Andrea Mascetti prosegue all’interno della propria analisi sulla recente pronuncia della Corte di Cassazione andando a indicare nello specifico come si concretizza il reato di raggiro informatico di phishing. Infatti, il phishing viene veicolato soprattutto attraverso l’invio di messaggi di posta elettronica di tipo fraudolento, che solamente a una prima e superficiale occhiata provengono da mittenti e indirizzi e-mail ascrivibili a istituti finanziari quali a titolo di esempio banche o enti di credito. Questi ultimi chiedono al tenutario del conto aperto presso di loro di specificare le proprie credenziali utilizzate per accedere all’home banking o a qualsiasi tipologia di servizio online. Spesso nella medesima e-mail viene riportato anche un link che rimanda solo in apparenza al dominio dell’istituto di credito bancario o assicurativo presso il quale si possiede un conto, creato ad arte uguale a quello originale con lo scopo di rendersi ancora più credibili a tutto detrimento dell’inconsapevole internauta. Gli stessi utenti web, all’oscuro di tutto, metteranno così a disposizione degli hacker i propri dati personali altrimenti tutelati dalla privacy, che saranno verosimilmente utilizzati per effettuare operazioni illegali di transfer di denaro con lo scopo di trarne illeciti benefici per sé o per terzi.

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