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Mercato dei cambi, l’euro non sembra essere più così forte contro il dollaro

euro

Diversi fattori hanno retto la ripresa dell’euro nei confronti del dollaro sul mercato dei cambi, spingendo la valuta unica al di sopra delle sue medie mobili a lungo termine. Tra questi fattori ci sono la politica monetaria divergente tra la BCE e Federal Reserve, l’allargamento degli spread dei rendimenti delle obbligazioni a 2 e 10 anni e la situazione del debito relativamente migliore nell’UE rispetto agli USA.
Ma quante sono le probabilità che l’EUR-USD si rafforzi fino a superare la soglia di 1,20, finora parsa invalicabile?

La situazione sul mercato dei cambi

cambio euro dollaroDal nostro punto di vista, scarse. L’EUR-USD non sembra infatti abbastanza forte da andare oltre il suo movimento oscillante dentro al trading range 1,15-1,19.
Se prendiamo i dati della migliore piattaforma forex italiana riguardo l’andamento dell’euro-dollaro sul mercato dei cambi, e lo confrontiamo col differenziale di rendimento a 10 e 2 anni dei Bund tedeschi (scelti perché più rappresentativi dell’Eurozona). Oggi come oggi, lo spread di rendimento 10-2 in Germania è vicino al minimo storico, mentre il tasso di cambio EURUSD è scambiato vicino al massimo di due anni. C’è una grande divergenza ribassista, che non promette nulla di buono per l’euro.

Consiglio: uno dei modi più interessanti di studiare il grafico del cambio euro dollaro è sfruttare il metodo Fibonacci trading analisi tecnica.

Bilancia commerciale e inflazione

Bisogna fare poi un’altra considerazione riguardo alla bilancia commerciale, tradizionalmente uno dei fattori che più incidono sul mercato dei cambi. Per l’Europa non sembra particolarmente buona. A luglio, la bilancia commerciale totale destagionalizzata era ancora in calo di circa il 33% su base annua. Peraltro in questo lasso di tempo l’euro è anche cresciuto del 3%, e ciò sfavorisce un miglioramento della bilancia commerciale nel terzo e nel quarto trimestre.

E ancora, va considerata l’inflazione. Quella di fondo continua ad essere debole, e la differenza tra i prezzi al consumo dell’Eurozona e quelli statunitensi è ora di 150 punti base, la più alta dall’agosto 2016.
Infine bisogna considerare la politica monetaria. La BCE ha posto le basi per ulteriori stimoli, probabilmente un aumento degli acquisti netti di attività, che ovviamente eserciterà una pressione al ribasso sull’euro.
Anche per queste ragioni il trend rialzista per EURUSD non sembra essere più convincente.

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